[18/10/2012] Colpi di testa

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Munky
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[18/10/2012] Colpi di testa

Postby Munky » 25.10.2012 11:22

Si chiamava Thelon.

Abbiamo fatto il noviziato assieme, anche se lui era di due anni più giovane.
Abbiamo condiviso molte cose, io e Thelon. Abbiamo studiato legge assieme, l’ho aiutato anche a passare alcune prove per noi esaminandi, fornendogli i testi giusti su cui doveva studiare e aiutandolo con alcune ricerche. Mi piaceva Thelon. Aveva sempre quel sorrisetto stampato sotto la barba, come se ti avesse giocato uno scherzetto di cui solo lui era a conoscenza (e spesso era proprio così). Non era una persona cattiva, anzi, era allegro e spiritoso, gli piaceva giocare scherzi anche agli altri Arbitri.
Non si poteva volergli male, perché era talmente giocoso, talmente pieno di vita che qualsiasi scherzetto lui avesse preparato contro di te finiva sempre in una risata collettiva.
Dopo avere pronunciato i voti, fu assegnato agli archivi per volontà dei sommi giudici per "temperare il suo spirito indisciplinato": era una punizione piuttosto lieve in effetti, perché anche i Sommi sapevano che Thelon non era una persona cattiva, era solo un po’… esuberante. Non ha mai fatto male a nessuno, però aveva il dono di rendere tutto divertente. Era mio amico, Thelon.
E quando l’ho riconosciuto, negli archivi, in quella versione morta e scavata dai vermi e dalla carne putrefatta, il mio cuore ha pianto. Lui era così solare… ed ora era carne morta.
Kashal, che ha preso le redini del nostro gruppo anche più del legittimo comandante, mi ha chiesto di interrogare Thelon con la mia magia di comunicazione, come già avevo fatto in precedenza.
Ma non potevo farlo. Non con lui.
Non potevo sentire la sua voce oramai spenta dalla morte e resa rauca dalla decomposizione. Non potevo sentire il mio amico così pieno di vita e vitalità mentre, da morto, mi parlava.
Tutta la mia città è morta.
Tutta la mia gente è morta e resuscitata poi come qualcosa di finto, artefatto. Le loro anime strappate dalle mani di Shezam per continuare a vivere una vita falsa e inutile.
Quello che è successo qui, quello che hanno dovuto fare i sopravvissuti per sopravvivere è stato orribile, tremendo, indescrivibile.

Temevo questo momento fin da quando siamo entrati in città e abbiamo scoperto cos’era successo: temevo il momento i cui avrei incontrato qualcuno dei miei cari, qualcuno cui volevo bene. Temevo che la mia mano non ce l’avrebbe fatta.
Ho evocato un Elementale di Fuoco per distruggere Thelon.
E’ stata la cosa più giusta da fare e se lui fosse stato al posto mio avrebbe fatto la stessa cosa, ne sono sicuro.
Sarà Shezam a giudicare le mie azioni, così come ha sempre fatto e se ho sbagliato ne subirò le conseguenze, così com’è giusto.
Il mio gesto ha sconcertato tutti, forse perché non si aspettavano che un giudice agisse così d’impulso contravvenendo agli ordini.
Ma gli ordini sono venuti da Kashal, non da qualcuno a me superiore.
E attualmente, sono io la massima autorità presente all’avamposto, anche se mi sono messo al servizio della Seythanas perché è lei a capo della spedizione, resto pur sempre io il principale responsabile dell’avamposto ora che… Shezam mi aiuti… sono tutti morti.
Non ne sono per nulla fiero, né orgoglioso.
Non ne sono contento, questa è l’ultima cosa che vorrei, essere il capo di una città morta.
Preferirei pulire le latrine o le stalle piuttosto che essere la massima autorità qui e ora.
Così non è: io sono all’avamposto e sono l’unico giudice sopravvissuto.
E sono il capo, volente o nolente.

Ho chiesto all’elementale di fare una cosa rapida, senza danneggiare il resto degli archivi e poi sono uscito: non potevo sopportare la vista di Thelon che bruciava. Non volevo vederlo morire una seconda volta.
E mentre gli altri uscivano dopo di me per via della puzza e del fumo, io ripensavo a tutti i momenti passati con il mio amico, alle serata di studio frenetico, ai suoi scherzi, alla sua voglia di vivere che era immensa e gioiosa.
Ho pianto il mio amico Thelon, che ora è andato finalmente al fianco di Shezam, dopo che l’ho liberato.

La mia fede è incrollabile.
La mia fede è il mio scudo, contro qualunque cosa.
Non ha vacillato nemmeno per un istante, mai, neanche dopo aver visto cos’era successo qui.
Io sono uno strumento di Shezam, sono su questa terra per applicare la legge, ovunque sia necessario, sempre e comunque.
Ma a volte, Shezam, tu mi metti alla prova in maniera davvero dura.
So che quello che è successo qui tu non potevi impedirlo, così come so che è stata anche colpa mia.
Ho provato a convincere il consiglio su quello che stava succedendo, ho provato. Avrei potuto, avrei DOVUTO essere più convincente. Avrei dovuto parlare meglio, esporre le mie ragioni in maniera migliore. Così non è stato e questo è un dolore che mi porterò appresso per tutta la vita.
E Thelon ha pagato anche per i miei errori.

E mentre ripensavo al mio amico, c’era chi si arrabbiava per il mio gesto istintivo, chi capiva, chi mi guardava con compassione. Non ha importanza.
Ho avuto bisogno di qualche istante per riprendermi, per tornare a essere quello che sono: un giudice, un uomo di legge.

Siamo rientrati dentro e Thelon era scomparso, inghiottito dalle fiamme dell’elementale, che l’ha bruciato completamente, così come il registro dell’archivio e la scrivania dov’era seduto.
Kashal è quasi fuori di se per l’ira, ma non ha importanza: su di me, qui, non ha alcuna autorità ed io ho fatto quello che ritenevo giusto per me, ma soprattutto per il mio amico morto.
Dico comunque che i progetti della fortezza non possono essere qui, non alla vista di tutti: sono quasi certamente nei sotterranei, al sicuro, dove risiede il materiale che può essere consultato solo previa autorizzazione del tempio.
E, infatti, è così: scendiamo nei sotterranei e le due guardie, anche se oramai non morte, sono ancora li. Il loro dovere ha superato anche la loro condizione, per passare abbiamo bisogno dell’autorizzazione del tempio. Sento alle mie spalle i miei compagni che sono pronti a uno scontro, ma non c’è alcun bisogno quando le leggi sono chiare: faccio presente alle due guardie che sono l’unica autorità presente in città e loro mi rimandano al tempio per compilare i documenti necessari.

Torniamo quindi al tempio, uso la mia magia di Movimento per entrare e apro le porte sbarrate dai sopravvissuti, così che possano venire tutti con me all'interno. Andiamo negli uffici amministrativi e cerco di compilare un modulo che mi consenta di accedere alla sezione riservata degli Archivi. E’ difficoltoso, non ho mai scritto un documento del genere, perché non ne ho mai avuto l’autorità, ma alla fine il risultato mi sembra dignitoso. Nella scrivania dove ho redatto il foglio, c’è pure il timbro sacro, il sigillo di Shezam che solo un giudice autorizzato può usare e lo applico al mio documento. Shezam approva e il mio cuore è tranquillo.

Portiamo il documento alle due guardie, che lo leggono e poi ci danno l’accesso alla sezione riservata.
Non c’ero mai stato prima; appena entrati, varcando la soglia, alcuni globi disposti sopra le grandi librerie di pietra s’illuminano in sequenza, permettendoci di vedere.
Sono piuttosto grandi, ma non ci sono tanti documenti quanto temevamo e il tomo che descrive esattamente cosa si trova qui dentro, è ben tenuto su un leggio scolpito in modo da rappresentare un piccolo Golem che si sobbarca il grande tomo sulla schiena.

"Arbitro Rumnaheim" dice Sylithan dopo una breve pausa "Io credo che i guerrieri qua fuori... non debbano essere distrutti."
Lo guardo, sembra che il saggio mi abbia letto nei pensieri.

"Ci stavo pensando anch’io." Rispondo. "Ma dovrò chiedere consiglio al Giudice supremo per prendere questa decisione"
Poi continua: "Sono rimasti fedeli a Shezam e stanno proteggendo questo luogo. Lo proteggeranno ancora quando ce ne saremo andati. Certo, sono non morti, ma sono anche una protezione."
Qualcuno protesta per queste parole del saggio Elfo, ma lui chiede di poter parlare liberamente ed io acconsento.

"Io non credo che qui si trovino solo i progetti riservati."
Lo scruto approfonditamente.
Ha capito, è chiaro.
"O meglio, credo che qui si trovino sì i progetti riservati. Ma non solo quelli. Questo posto - guardatene le dimensioni… E' ampio, troppo per contenere i progetti e le piantine degli edifici più importanti di quest'Avamposto e nient'altro"
"Sylithan dice bene: in questo posto ci sono progetti è vero, ma non solo di questo avamposto"

Qui ci sono sicuramente molte tecnologie che sono usate in quasi tutte le fortezze naniche. E se cadessero nelle mani sbagliate, il mio popolo sarebbe vulnerabile ovunque. Non potrei mai permettere una cosa del genere, per questo avevo già pensato al fatto che le due guardie all’ingresso dovrebbero continuare a fare il loro dovere.
Non così però. Dovrò consultare il Sommo Giudice e poi decidere assieme a lui della loro sorte. Il mio desiderio, così come il loro ne sono convinto, è che possano continuare a sorvegliare gli archivi, ma non da non morti e Shezam potrebbe fornirmi lo strumento per rendere possibile questo.

Ora però non c’è tempo per pensare a queste cose: abbiamo una fortezza da espugnare o da distruggere e il compito sembra davvero arduo. Studiamo i progetti e Sylithan si accorge subito che una delle principali protezioni della Fortezza è un glifo, sicuramente di fattura Elfica. Individuiamo anche un possibile ingresso.
A questo punto si tratta di decidere cosa fare: cercare di demolire la Fortezza (cosa molto difficile, se non impossibile, dopo tutto è stata costruita per resistere a qualsiasi cosa) oppure distruggere i non morti e preservare l’edificio?
In entrambi i casi, comunque, dovremo fare i conti con il glifo e con le sue magie di Risucchio.

Non resta che studiare un piano e decidere.
Saluti, Munky
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Se dio non avesse voluto che ci masturbassimo, ci avrebbe creato con le braccia più corte.
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