La storia dello straniero

Benvenuto alla Locanda del Cinghiale Infuriato, esausto viandante. Fermati da noi per bere un boccale di birra, a fare due chiacchiere sulla guerra in corso e a gareggiare con Ralee Jahen, il nostro campione di Sareb! Non sai giocare a Sareb? Possiamo insegnartelo noi!

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Teclis
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La storia dello straniero

Postby Teclis » 13.02.2003 1:45

Una sera, nella sala da pranzo, trovate l'uomo intravisto nella sala dei bardi qualche giorno prima. Nessuno lo aveva più visto da allora. E' seduto, ma sembra non aver mangiato niente. Alcuni curiosi si avvicinano. Effettivamente attirava l'attenzione, poi quella sua frase in quella notte, non poteva non suscitare curiosità. Molti avrebbero voluto parlargli appena visto, ma l'occasione non si è mai presentata. Alla fine, intimoriti dalla sua maestà, chiedono timidamente allo straniero chi fosse, da dove venisse. L'uomo, con la sua voce fiera, autoritaria, suadente e irresistibile inizia a parlare.

"Volete sapere chi sono? Potreste pentirvene, ma vedo dai vostri occhi che non potrei mai persuadervi, se non con la magia; inoltre è tanto che non mi abbandono ai ricordi. Da quella sera nella sala dei bardi, mi è venuto voglia di viaggiare sui di essi, indietro nel tempo, solcando la mente fino a quel giorno... Il giorno in cui la mia vita è cambiata. Vedo i vostri sguardi rapiti e a questo punto non posso più fermarmi. Ormai le mie memorie sono come una cascata, se le fermassi ne verrei travolto, quindi devo farle fluire. Una volta ero un guerriero il cui compito era proteggere il mio paese, la mia famiglia. L'unica cosa che mi distoglieva dal mio dovere era l'amore. Amore per mia moglie, i miei figli. Ma questo amore era il mio punto debole, infatti le cospirazioni aspettano che tu mostri le spalle senza protezione per pugnalarti. E così fu. Io ero il migliore, ma la gelosia del mio secondo inscenò il mio tradimento verso il mio popolo e fui esiliato con la mia famiglia dal mio amato paese. Dissero che mia moglie era una spia e una assassina e costruirono prove per rendere veritiere le accuse. Mi imposero di scegliere se ucciderla o diventare un nemico. Io non potei mai levare la mano per giustiziare il mio amore, e così diventai nemico. Ma il destino mi serbava altre sorprese. Ricordo chiaramente: un anno dopo, durante il compleanno del mio secondogenito, un esercito marciò verso il mio vecchio paese, guidato da un uomo di cui non voglio neanche pronunciare il nome; non merita di essere ricordato. Essi erano mercenari che miravano ad un regno loro e lo ottennero: conquistarono la loro meta. Purtroppo, nel mezzo del loro percorso si trovava la mia casa. La saccheggiarono, uccisero i miei figli. Ricordo ancora le loro mani sporche della torta preparata dalla loro mamma e il corpo sporco del loro sangue, versato dai mercenari. Uccisero mia moglie, ma non prima di averla violentata... QUEI CANI! Scusate... non abbiate paura... so controllarmi... Io assistetti allo scempio impotente. Quando fummo attaccati, difesi la mia casa, uccisi molti uomini, ma alla fine mi trafissero alla vita con un colpo non mortale, ma sufficiente a mettermi fuori combattimento. Mi legarono ad un palo e dovetti assistere mentre massacravano la mia famiglia. Infine, quando rimanemmo solo loro, io e il mio cuore spezzato, un dolore acuto alla schiena e svenni. Quando mi ripresi, mi alzai dal terreno usando le mie unghie per scavare la terra e le pietre sopra di me e vidi la mia casa distrutta, bruciata. Il mio terreno da cui coglievo i frutti del mio sudore era cenere. Cercai i cadaveri dei miei cari e trovai solo dei corpi carbonizzati. Allora imprecai alla luna appena sorta e giurai di donarle la vita di quei miserabili. Mi accorsi che il mio odio mi faceva ignorare le mie ferite. Forse erano meno letali di quanto credessi. Non mi posi il problema di come fui sopravvissuto, né se avevo fame o cosa. Contava solo la vendetta. Nient'altro. In lontananza vidi il mio paese e sentii i corni di nuovi regnanti e compresi la mia meta. Non era lontano. Il destino mi diede una mano dopo avermi sommerso nel fango: si avvicinò a me un cavallo e lo domai facilmente. Ero conosciuto per la mia capacità coi destrieri. Cavalcando a pelo, incurante del fatto che fossi quasi nudo e del freddo della notte, mi diressi come il vento verso la mia meta, dove avrei saziato la mia vendetta. Una volta arrivato, mi fu facile uccidere le guardie e impossessarmi di una spada: scoprii una furia sanguinaria sconosciuta, il mio odio nutriva la mia forza e la mia violenza era senza pari. L'odore del sangue dei miei nemici mi inebriava, mi mandava in estasi. Quando iniziai a combattere, trovai difficile fermarmi, e non imporatava quanti fossero o quanto mi colpissero, avevo uno scopo: uccideere quell'animale del loro capo. Molti di loro si spaventarono, vedendo che i colpi più mortali non mi uccidevano, ma mi scatenavano di più. Fu come perdere i sensi, non ricordo molto la dinamica della feroce battaglia, ma quando mi fermai e mi ripresi, notai dietro di me una scia di cadaveri, e l'odore del sangue sul mio corpo e intorno a tutte le pareti. Avevo fatto un macello. Non esistevano sopravvissuti, solo io e i cadaveri fatti a pezzi. Poi mi guardai intorno e scoprii di essere vicino alla sala del regnante. Allora la rabbia mi travolse ancora e mi diressi con passo veloce alla porta e la spalancai. All'interno il loro capo accompagnato dalle sue guardie. Mi disse "E' fantastico! Da solo hai sterminato un esercito! E sei ancora vivo! Tu devi essere mio!". Le sue guardie mi attaccarono e lasciai libera la mia ferocia un'altra volta. Poi mi calmai prima di trafiggere la bestia: volevo gustare la vendetta lentamente e farlo rimpiangere di essere ancora vivo. Ma lui mi sorprese con una frase che fece vacillare la mia rabbia. Ricordo ancora ogni singola parola: "Se mi uccidi morirai! Non hai ancora capito cosa sei? Guardati! Sei forte come non lo sei mai stato, hai addosso ferite con le quali chiunque sarebbe morto almeno tre volte, ma sei ancora qui e ignori il dolore! Hai notato? Non respiri... Sei fai caso, il tuo cuore non batte più! Dì la verità. Il sangue ti eccitava, avevi una voglia matta di saziartene! Possibile che non hai capito? Tu sei un vampiro! Sei morto e poi sei tornato in vita grazie al mio odio! Se mi uccidi morirai. Se mi giuri fedeltà sarai un essere invincibile!" Spalancò le braccia come per accogliermi in un abbraccio. Io notai che tutte le sue parole, dalla prima all'ultima erano vere. Cosa avete? paura? Non dovete temere niente, io sono da una settimana qui e nessuno è morto, no? Di cosa vi preoccupate? Ora terminerò il mio racconto. Lo abbracciai. Lui contento di avere ottenuto un arma assoluta in mano sua per i suoi scopi, si accorse troppo tardi che la mia sete di vendetta era troppo forte, più dell'istinto di sopravvivenza. Inoltre una vita eterna come vampiro, non mi attirava per niente! Con le mani trafissi la sua gabbia toracica e afferrai il suo cuore: lo vidi morire nella sofferenza, mentre impedivo al suo cuore di battere con la sola stretta delle mie mani. Come morì, strappai il suo cuore e ne bevetti il sangue. Ricordo ancora il dolce e caldo nettare rosso sulle mie labbra. Il sangue del tuo nemico è così buono e gustoso... Infine mi assopii nascosto dalla luce del sole e in attesa della mia disfatta. Ma la sera seguente ero ancora vivo. Non era l'odio che mi aveva riportato in vita? No! Sapete cosa era? L'amore, l'altra faccia della medaglia. Avevo ancora bisogno di amare, volevo essere amato e donare il mio amore ad una donna, cosa che mi era stata impedita da quel cane. Passarono più di settecento anni, poi, circa cento anni fa, trovai una donna che mi amasse, nonostante fossi un non-morto, e che io amavo ancora più della mia prima moglie. Ma quando sarebbe morta il nostro caldo amore sarebbe finito in una fredda tomba. Lei accettò di diventare una mia serva vampiro in attesa che io trovassi un modo per farla essere come me a tutti gli effeti. Con le mie potenti arti magiche imparate nel corso della mia lunga vita, trovai un modo sfruttando un vampiro appena rinato, e la liberai dalla mia schiavitù, rendendola a pieno come me. Adesso il nostro amore è eterno come noi. Io morirò quando lei morirà. Lei morirà quando io morirò"

Vi sentite paralizzati dallo sguardo dei suoi occhi. Molti vorrebbero scappare, altri, gli avventurieri nella locanda, vorrebbero estrarre le armi e affrontarlo. Ma il vostro cuore vacilla. Il vostro corpo non risponde: nessun braccio riesce ad estrarre un'arma, nessuna bocca riesce a pronunciare incantesimi. Solo una donna si muove. Bella, affascinante, pallida come la luna. Ha occhi azzurri, profondi come le eterne acque del tempo. Capelli bruni, lisci e lunghi. La veste fa coppia con quella del vampiro al tavolo. Cammina incantando chiunque al suo passaggio come un serpente fa con le sue vittime. Ma non ci sono prede, solo una mano sulla spalla del vampiro e una frase detta dolcemente in un orecchio: "Ti lasci andare ai ricordi, amore mio? Turam, è ora di andare". La frase echeggia ancora nell'orecchie dei presenti incantati da quella voce così melodiosa, tanto che vi accorgete della loro partenza solo quando intravedete dalla finestra in lontananza un cavallo con due figure abbracciate l'una all'altra al chiaro di luna.
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La reazione della Loctar.

Postby Asuryan » 19.02.2003 17:19

Kitiara era tra i pochi che non aveva avuto una reazione ostile. Alcuni degli avventurieri, seguaci di Marel senza dubbio, erano saltati in piedi con gli occhi fiammeggianti, certo partiti con l'intenzione di sguainare le loro armi... nessuno di loro però era riuscito ad attaccare quello che consideravano un mostro, un abominio, un affronto a Marel.
E magari, chi sa, lo era davvero. Ma questo a Kitiara non importava.
Proprio perchè non aveva avuto una reazione ostile, avvertiva che le sue mani erano libere, libere anche di afferrare lo spadone se avesse voluto... dato che non aveva intenzione di usarlo contro i due vampiri, le era permesso farlo. Osservò Turam con tranquillità mentre usciva dalla porta della locanda assieme alla donna e sorrise tra sè e sè: cosa poteva importare loro della maledizione di Marel se l'uno aveva l'altra al suo fianco,e viceversa? L'amore è più forte della fede. riflettè.
Gettò un'occhiata a Buzz Zeal, che sapeva un feroce avversario dei non morti, e sorrise.
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Re: La reazione della Loctar.

Postby Buzz Zeal The Power Lord » 20.02.2003 17:45

Il Loctar ascoltò il racconto, dapprima affascinato dalle gesta di battaglia dell'uomo...ma lentamente, una sensazione cupa si faceva strada fra quelle parole...una sensazione macabra lo avvolgeva...e quando la sua natura fu infine chiara...ira.
Rabbia e odio iniziarono a scuotere il corpo e la mente del massiccio guerriero...la vista gli si annebbiava, mentre l'odio riempiva il suo cuore...e i ricordi tornavano prepotentemente ala luce...ma si sentiva legato...come se il suo corpo non rispondesse ai suoi comandi....sentiva i muscoli tendersi al massimo, sotto uno sforzo eccessivo...ma otteneva solo un debole tremolio delle braccia...le vene presero ad ingrossarsi, mentre un rossore sanguigno si diffondeva sul corpo scoperto...questa battaglia con sè stesso contnuò, fno a quando i due abomini non scomparvero dalla taverna...allora improvvisamente le catene che sembravano trattenerlo scomparvero, e un violento pugno si abbattè sul tavolo, rompendone un'asse...
Per quanto avesse visto che il cuore di quei due non era totalmente marcio, la sua fede in Marel e il suo odio verso i vampiri non gli permetteva di calarsi...era tentato di raggiungere quegli abomini e di combatterli...ma pensava che ormai fosse inutile...cercando di trattenere a stento la sua rabbia, afferrò il boccale e tracannò la birra, sbattendolo poi sul tavolo una volta svuotato...
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Postby Asuryan » 25.02.2003 1:06

"Ora dovrai ripagarlo, quel tavolo" ridacchiò piano Kitiara "un po' mi aspettavo una reazione del genere dal poco che ho capito del tuo rapporto con Marel."
Bevve a sua volta, poi disse "In ogni caso sono andati, non potremmo riprenderli neppure con un Firrash dato che quelli possono aiutarsi con i loro poteri per nascondersi. Ma mi sono sembrati pacifici e non hanno fatto del male a nessuno, almeno qui in locanda."
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Postby Buzz Zeal The Power Lord » 25.02.2003 2:00

"Non è solo...il mio rapporto con Marel...ad aver causato quella reazione...ma sono stati anche i ricordi che mi ha scatenato la visione di un...vampiro..."

Tacque per un istante...

"Lo so anche io che non hanno fatto nulla e che ormai sono lontani...ma avere davanti agli occhi qualcosa che è in netto contrasto con ciò in cui si crede....fa sempre un certo effetto..."

Poi un abbozzo di sorriso comparve fra le labbra...

"Per lo meno il tavolo mi ha fatto sfogare un pò..."
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Postby Teclis » 26.02.2003 21:47

Il locandiere si avvicina...
"Pazzesco... Ma... Ehi, coso! Ora mi ripaghi il tavolo! Non credere che siccome sei grande e grosso io abbia paura di te! E non tirare fuori la scusa che sei di Marel o che hai pessimi ricordi coi vampiri! Io che dovrei dire? Erano qui e hanno pasteggiato con la mia clientela! Se iniziassero a girare strane voci, la cosa non sarebbe mica proficua per gli affari! Se hai dei problemi risolviteli da solo, ma lascia stare i miei tavoli! E poi se devo essere sincero, un po' mi hanno commosso..."
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